Il nostro Giovanni Mazzucconi, una storia che continua a parlare.
Duecento anni dopo la nascita di Giovanni Mazzucconi, Rancio è tornata a raccontare la storia del suo missionario. Lo ha fatto attraverso celebrazioni, spettacoli, incontri e iniziative culturali, coinvolgendo la comunità in un percorso che ha riportato al centro una figura ancora profondamente legata al territorio. Il bicentenario è stato l’occasione per riscoprire la sua figura attraverso momenti diversi, dalla preghiera alla cultura, fino alla valorizzazione dei luoghi della sua infanzia. Un cammino culminato nei quattro giorni di festa organizzati a Rancio dal 10 al 13 settembre.
Il volto del Beato illumina il Medale.
La vigilia della festa ha regalato un’immagine suggestiva. Nella serata dell’8 settembre, il volto del Beato è apparso proiettato sulla parete del Monte Medale, trasformando per qualche ora la montagna in un grande richiamo visibile dalla città. Un modo originale per annunciare le celebrazioni e legare la figura di Giovanni a uno dei profili più familiari del paesaggio lecchese. La montagna, presenza quotidiana nella vita di Rancio, è diventata così parte del racconto del bicentenario.
Le iniziative erano cominciate già il 2 marzo, con la Messa presieduta dall’arcivescovo di Milano Mario Delpini nella chiesa di Santa Maria Assunta. In quell’occasione, Delpini aveva definito Mazzucconi «un uomo di Lecco e un uomo del rischio, del sacrificio, un uomo dell’eccesso». Parole che restituiscono la forza della sua scelta e che hanno accompagnato idealmente anche gli appuntamenti successivi.

La festa si apre con un legame che supera le distanze.
Giovedì 10 settembre, al Santuario di Santa Maria Gloriosa di Rancio Alto, la Messa presieduta da monsignor Thomas Habib, vescovo di Sohag, in Egitto, ha aperto i quattro giorni di festa.
Al termine della celebrazione, il ricordo si è spostato al cimitero di Rancio, dove è stata benedetta la targa dedicata al Beato. È seguita l’inaugurazione delle campane destinate alle chiese di Sohag, in Egitto, e di Khammam, in India.
Un gesto particolarmente significativo: due campane destinate a raggiungere comunità lontane, portando con sé un legame nato proprio nella terra di Giovanni. Il loro suono accompagnerà la preghiera e la vita di quelle comunità, diventando un segno concreto di vicinanza e di condivisione della fede.
Quattro giorni per incontrarsi e riscoprire la storia di GIovanni.
Il programma è proseguito venerdì 11 settembre con Oceania 1852, lo spettacolo dedicato alla prima spedizione missionaria italiana e alla vicenda di Mazzucconi. Un racconto capace di riportare alla luce una storia lontana nel tempo, ma ancora attuale per le domande che pone sul coraggio delle scelte e sulla disponibilità a mettersi in cammino.

Sabato 12 settembre è stata la volta de Il cammino di Giovanni, la passeggiata organizzata dall’Associazione Giuseppe Bovara attraverso i luoghi familiari del Beato. Dal cimitero di Laorca al Circolo Pio X di Rancio, il percorso ha permesso ai partecipanti di riscoprire angoli del territorio legati alla sua vita.
Domenica 13 settembre, giornata conclusiva, il programma si è aperto nella chiesa di San Carlo a Castione di Rancio con l’inaugurazione della mostra Va’ o mio foglio. Sono seguite la processione verso la chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta, accompagnata dal Corpo musicale Giovanni Brivio di Rancio, e la Messa solenne con i sacerdoti nativi del rione.
Il pranzo comunitario presso la scuola Kolbe ha concluso quattro giorni nei quali celebrazioni, cultura e momenti conviviali hanno offerto occasioni diverse per ritrovarsi e condividere una storia comune.
Le lettere di Giovanni, parole che attraversano il tempo.
Tra le iniziative del bicentenario, un posto particolare è stato occupato dalla mostra Va’ o mio foglio, allestita nella chiesa di San Carlo a Castione di Rancio, inaugurata durante la festa.
Al centro del percorso non c’erano fotografie o oggetti appartenuti al missionario, ma le sue lettere. Parole scritte quasi due secoli fa, attraverso le quali i visitatori hanno potuto avvicinarsi alla persona, alle sue scelte e alla sua esperienza lontano da casa.
Tredici pannelli accompagnavano il pubblico in altrettante tappe, ciascuna costruita attorno a una parola chiave, a un episodio della biografia e a un oggetto della vita quotidiana di oggi.
Il simbolo della mostra era una barchetta di carta, fragile ma capace di mettersi in viaggio. Anche il titolo, Va’ o mio foglio, nasce da una frase contenuta in una delle prime lettere inviate da Giovanni alla famiglia.
Un’espressione semplice, che racconta il desiderio di raggiungere le persone care nonostante la distanza. Oggi affidiamo i nostri messaggi a una mail o a un telefono; Giovanni li consegnava a un foglio di carta. Cambiano gli strumenti, ma resta lo stesso bisogno di comunicare, mantenere vivi i legami e sentirsi vicini.
Non soltanto un’occasione per conoscere meglio la biografia del Beato, dunque, ma anche un invito a confrontarsi con le sue parole e a interrogarsi sul loro significato nella vita di oggi.
Una storia che continua a parlare
Una proiezione sulla montagna, una targa, due campane destinate a terre lontane, uno spettacolo, una passeggiata tra i luoghi dell’infanzia, una mostra costruita attorno alle lettere. Il bicentenario di Giovanni Mazzucconi ha preso forma attraverso gesti e iniziative differenti, capaci di coinvolgere la comunità da più punti di vista.
Al di là delle singole celebrazioni, questi mesi hanno offerto l’occasione per conoscere meglio una figura che appartiene alla storia di Rancio e per riscoprire il valore di una memoria condivisa.
Perché le radici di una comunità non sono fatte soltanto di luoghi e tradizioni, ma anche di persone, scelte e testimonianze che continuano a lasciare un segno.
La storia di Giovanni Mazzucconi è partita da Rancio e ha attraversato il mondo. Duecento anni dopo la sua nascita, torna a parlare alla comunità da cui tutto ebbe inizio, affidandole il compito di custodirla e trasmetterla alle nuove generazioni.
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